DiscoveringTuscany con Lamborghini Aventador S-Roadster

DiscoveringTuscany è partito a fine luglio per la sua seconda edizione; un viaggio che ogni anno ci porta alla scoperta di un angolo di Toscana tramite una vettura di eccellenza cercando proprio il connubio, che può sembrare stridente ma non lo è, fra natura e tecnologia.

Quest’anno siamo saliti al volante di una Lamborghini Aventador S-Roadster, un autentico gioiello del Made in Italy per design, meccanica e prestazioni, che ci porterà a conoscere da vicino un angolo di quella Toscana, forse meno conosciuta, ma che conserva ancora un’anima strettamente legata alla storia del suo territorio.

I cipressi di San Guido

Il viaggio inizia da Bolgheri; anzi, parte da una manciata di chilometri prima da quei cipressi che a Bolgheri alti e schietti Van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti mi balzarono incontro e mi guardar. Così scriveva nel 1874 Giosuè Carducci nella sua Davanti a San Guido, un’ode che assieme ad altre sue opere gli valse il premio Nobel per la letteratura.

E quella strada, tanto cara ai ricordi della fanciullezza del poeta lucchese, l’abbiamo percorsa proprio pensando al passato ma anche al presente, a quelle 2.540 piante di cipresso alte fino a 16 metri che corrono per cinque chilometri dalla via Aurelia fino al cuore di Bolgheri. Ed è qui, in questo recondito entroterra della Maremma, distante appena una decina di chilometri dalla costa degli Etruschi, che ritroviamo intatto il fascino di questo borgo medievale che fa del suo castello dai mattoni rossi, dominio allodiale dei conti della Gherardesca, il portavoce delle proprie origini e della propria storia.

I vini della tenuta dell’Ornellaia

Ma questa terra, un tempo contesa da papi e imperatori, è sicuramente nota per un’altra grande eccellenza: i suoi vini pregiati del consorzio Bolgheri doc, quei Super Tuscany che la rendono famosa nel mondo anche a tavola. Ornellaia è fra le più iconiche delle cantine toscane, un vino dagli aromi e dai profumi intensi fortemente legati al suo territorio che, proprio sotto la famiglia dei Frescobaldi, ottiene la sua piena maturazione e identità. Entrare nelle cantine e già respirare il profumo delle botti ti apre l’olfatto ad un elisir di fragranze; degustare il nettare di una vendemmia selezionata è un piacere assoluto per il gusto che si può spiegare solamente sorseggiandolo da un calice in cristallo.

I numeri dalla Aventador

E dalle cantine di Ornellaia il nostro viaggio nel cuore della Maremma prosegue alla guida di una vettura che tutto sembrerebbe, tranne che adatta a queste strade. Ma noi non adoriamo i luoghi comuni e le cose più classiche; anzi, rompere le regole serve spesso ad avere nuovi punti di vista e a scoprire nuove sensazioni. La Aventador S-Roadstar è una supercar da brivido, già a guardare i numeri. È spinta da un propulsore V12 da 6.500 cm3, ha una potenza di 740 cavalli, raggiunge i 100 km/h in 3 secondi netti e supera i 350 orari come velocità massima. Il prezzo è proporzionato alle sue caratteristiche tecniche e parliamo di 385.000 euro per una creatura disegnata e prodotta in Italia (nonostante Lamborghini sia un marchio acquisito dal gruppo Audi). Guidarla per strada è un piacere assoluto con quel gusto che, come il buon vino, si fatica a descrivere senza provarlo.

L’Aventador ha una posizione di guida simile ad un razzo: non ci si siede nell’abitacolo, ci si cala dentro. La visibilità laterale e posteriore è ridottissima per non dire inesistente; vedi giusto davanti, proprio per avere un senso di dominio assoluto della strada. I comandi sono simili a quelli della plancia di un aereo: così hanno voluto i designer del centro stile Lamborghini, per creare una vettura che non avesse paragone con nessun altro mezzo a quattro ruote. Pensare che sia una vettura scomoda è un sacrilegio: la Aventador ha una posizione di guida che ti avviluppa perfettamente nei suoi sedili super sagomati, rigidi al punto giusto per trasmetterti tutto il piacere della guida sportiva.

DISCOVERING TUSCANY II – Lamborghini Aventador from Luca Bracali on Vimeo.

Non è una cabrio ma è una roadster, per cui ha il tetto asportabile che è composto da due pannelli in fibra di carbonio che si smontano a mano e la rendono ancora più graffiante. Il cambio è a 7 marce con trasmissione sequenziale, ma i cambi di marcia non sono così rapidi come ci saremmo invece attesi. Quattro le mappature del motore: in modalità “Corsa” il sound degli scarichi è una vera e propria sinfonia a canne d’organo e la vettura offre il massimo delle performance; su “Sport” parte dei controlli sulla trazione sono disattivati per poter provare un minimo di drifting. Se le prestazioni della Aventador S-Roadster sono paragonabili a quelle di una F1 targata o poco meno (0-200 km/h in 9”, 0-300 in 22”), ciò che impressiona veramente è la gestione della curva: dall’ingresso alla percorrenza. Quattro ruote motrici di cui le posteriori sterzanti che si inclinano a seconda delle velocità, e gli ammortizzatori pushroad che garantiscono una stabilità in ogni condizione di percorrenza davvero impressionante; con l’aumentare della velocità si aggiunge pure un’aerodinamica a livelli spaziali nel vero senso della parola, con uno spoiler anteriore a due convogliatori d’aria ed un alettone posteriore capace di incrementare la deportanza che, unita all’effetto suolo generato dal diffusore posteriore, rende questa vettura perfettamente neutra nei curvoni veloci e stabilissima anche a velocità oltre i 300 orari. La frenata è proporzionale alla velocità e, grazie ai dischi in carbo-ceramica, la S-Roadster passa da 100 km/h a 0 in appena 30 metri!

Ritorniamo sulla Terra: la Rocca Spagnola

Ma per noi che ci dedichiamo alla scoperta del territorio le velocità da tenere sono ben altre e respirare il profumo del paesaggio con la “scoperta” per eccellenza è una sensazione che non ha davvero prezzo. Da Bolgheri verso Orbetello, percorrendo in parte la via Aurelia, ci sono poco più di 130 chilometri che si percorrono agevolmente in un’ora e mezza rispettando ogni limite. L’altezza da terra della S-Roadster, pur essendo regolabile in caso di necessità, non consente certo escursioni fuoristradistiche, ma con un po’ di attenzione e tanto occhio siamo riusciti a giungere sino all’ingresso della Rocca Aldobrandesca di Porto Ercole, meglio conosciuta come Rocca Spagnola. In passato era questo il più importante punto di osservazione del promontorio dell’Argentario. Costruito su quattro bastioni e accessibile attraverso un ponte levatoio, si capisce bene anche lo scopo difensivo di questa fortezza.

Alla fine del viaggio: la laguna di Orbetello

DiscoveringTuscany si è dato una missione ben precisa però, di valutazione e conoscenza, che coincide con il punto finale del nostro viaggio. La laguna di Orbetello è una riserva naturale di rara bellezza, oasi WWF e in buona parte ricoperta dalla macchia mediterranea. La sua estensione di 27 km2 e la profondità delle acque che non supera mai i due metri di altezza, costituiscono il territorio ideale per la nidificazione di numerose specie di uccelli, soprattutto migratori, oltre ad ospitare varie colonie di fenicotteri rosa per i quali la più importante laguna del Tirreno resta un autentico paradiso.

Ma nel 2015 una vera e propria calamità naturale si abbatté nella laguna di Orbetello e ben 200 tonnellate di pesci, fra cui orate, muggini e anguille, trovarono la morte per asfissia. In quei roventi giorni di luglio le temperature delle acque sfiorarono i 34 gradi e la mancanza di ossigeno generò una sciagura esclusivamente legata ai cambiamenti climatici che sono purtroppo una realtà del nostro presente e del nostro imminente futuro, e che non riguardano solamente l’artico. Oggi la laguna, grazie all’intervento di migliaia di volontari e alla guida di Pier Luigi Piro, presidente della cooperativa Pescatori di Orbetello, ha quasi ritrovato buona parte del suo naturale splendore nonostante i 15 milioni di danni subiti, anche se ancora molto c’è da fare.

È sera. L’ultimo raggio di sole scompare sotto la linea dell’orizzonte, non prima di aver spalmato il suo arancio intenso sulle calme acque della laguna. Una magia che dura pochi istanti, come tutti i tramonti di questo mondo, ma che rende Orbetello la vera perla dell’Etruria.

Testo e foto di Luca Bracali|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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