Il mitico Bus 80 di Malta

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Veduta sul porto di Malta ©Eugenio Bersani

Non che adesso i bus a Malta non ci siano più; ci sono eccome – moderni e luminosi, costruiti e gestiti da una società spagnola che ha vinto la gara d’appalto – e fanno sempre capo, come luogo di partenza e d’arrivo, al piazzale della Fontana del Tritone che, superato il City Gate, conduce all’interno della splendida Valletta, capitale maltese. I bus ci sono e sono molte le linee che collegano Valletta a quasi tutti i centri più importanti dell’isola maggiore (Gozo ha linee e bus propri). Si può dire che la vita di Malta sia la vita del suo servizio pubblico che ha attraversato gli anni e gli avvenimenti trasportando generazioni di uomini e donne che mai hanno avuto la sensazione di un “viaggio” definitivo, di uno spostamento da una città all’altra. Per i maltesi, prendere i bus in piazza del Tritone è come prendere un tram, un metrò, un taxi alla buona, più economico. Con l’aumentato benessere sono molte di più le auto private che circolano; gli stessi taxi, gestiti in cooperative o in molti casi autonomamente, significano uno spostamento più “ricco”, quasi una scelta di classe per chi non ha auto propria e vuole fare il salto di qualità rispetto all’uso del bus. Ad ogni modo anche oggi i bus maltesi costituiscono uno dei modi più validi per spostarsi nell’isola: sono economici al punto giusto, sono abbastanza puntuali (…ehm) ma soprattutto consentono di vivere fra la gente e di respirare – quasi – il modus vivendi degli isolani.  Ecco come ho vissuto, anni fa, un viaggio a bordo di una linea “mitica” dei trasporti maltesi: il Bus numero 80, che collegava Valletta a Rabat-Mdina, l’antica capitale delle isole.

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Un autobua a Malta

Lo scassatissimo autobus color pisello della Linea 80 è in sosta davanti all’Auberge di Castiglia e aspetta con calma di fare il pieno umano prima di partire alla volta di Rabat. L’autista è un giovane capellone (siamo negli anni Novanta), calzoncini corti, piedi scalzi e un orecchino al lobo dell’orecchio sinistro. Manovra con perizia, nel traffico domenicale dell’isola, il vecchio e asmatico bus che lascia dietro di sé una scia di fumo biancastro. Il cambio dell’automezzo è qualcosa di incredibile. Lungo più di un metro, si piega un po’ verso la sommità per facilitarne la presa ed è rivestito di plastica color rosa. Comunica con la scatola del cambio per mezzo di un foro quadrato che offre la visione dell’asfalto sottostante. Chi siede vicino all’autista deve fare attenzione durante la corsa a non infilarvi un piede che sarebbe ben presto seguito dalla gamba intera; o perlomeno da piede e polpaccio! Un gruppo di studentesse americane, chiassose e piuttosto in carne, ride e scherza in continuazione, ondeggiando di qua e di là – appese alle maniglie – quando il veicolo cigola curvando a più riprese. Non contente delle sollecitazioni che arrivano dal bus, le studentesse si strattonano allegramente le une con le altre e suscitano severi sguardi di riprovazione da alcune donnette vestite di nero che guardano con occhio severo loro e non il panorama al di là dei finestrini. Gli altri viaggiatori sono uomini e donne del luogo che si spostano da Valletta a Rabat probabilmente per visite a parenti o amici, essendo un giorno festivo. Completano il quadro turisti più anziani e silenziosi.

Tornando al gruppetto di ragazzine rumorose, ecco che accade l’imprevisto. Una curva un po’ più feroce delle altre fa si che una collana si sfili dal collo di una studentessa bionda e precipiti nell’antro quadrato. Gridolino di sorpresa della fanciulla; e all’istante un coro concitato di voci diverse che intima all’autista capellone di fermare il mezzo, avendo la pretesa – col rumore che c’è – di spiegargli per quale motivo deve farlo; sembra quasi di capire che i maltesi del bus abbiano a cuore la faccenda perché la giovane ragazza non è del posto e va senza alcun dubbio aiutata. Poco dopo l’autobus si blocca – fuori fermata – e dopo un animato conciliabolo fra gran parte degli occupanti del mezzo pubblico, con interventi in maltese e in inglese, si decide di permettere alla giovane americana di scendere per proseguire le ricerche della collana. Scesa lei, capellone chiude la porta e riparte all’istante, lasciando la sfortunata proprietaria alle prese con i suoi problemi. La fermata fuori programma è avvenuta in prossimità dello stadio Ta’Qali, in centro isola, dove la nazionale di calcio maltese e le poche squadre di club disputano i loro incontri. Mi sono chiesto, come altri all’interno del Bus 80, se la ragazza americana avrà avuto fortuna nel recupero del suo monile. Non credo sia andata allo stadio per vedere l’incontro Floriana-Birkirkara. Si sarà messa tranquilla ad aspettare il bus della tratta inversa, sul quale ci saranno senza dubbio state le sue amiche, pronte a darle una mano nella ricerca della collana.

Libertas Dicendi n°223 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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